Incontra le nostre ragazze alla pari

Le ragazze di Cultural Care Au Pairs provengono da oltre 20 paesi intorno al mondo, fino ad arrivare in ogni angolo degli Stati Uniti. Ognuna ha cominciato la sua avventura con lo scopo di migliorare il suo inglese, crescere personalmente e professionalmente e conoscere aspetti della cultura americana stando ospite di una famiglia. Le loro esperienze sono diverse come ognuna di loro, ma tutte sono d'accordo sul fatto che il programma alla pari non solo cambierà la tua vita, bensì ti cambierà in meglio. Guarda con i tuoi occhi e leggi cosa queste Au Pair ci raccontano su come hanno scoperto i benefici del programma.

Paola l'ha fatto!

Lasciare l'Italia per diventare Au Pair negli Stati Uniti, Paola l'ha fatto!

“Credo che io sia maturata molto durante questo anno: sono diventata più tollerante, più paziente e più aperta verso il prossimo...se tornassi ad avere 19 anni sicuramente è un’esperienza che ripeterei.“

Paola
Provincia: Bologna
USA: New Jersey
Bambini Au Pair:1 maschio, 1 anno 

Come era la tua Host Family?
Sono stata molto fortunata, per tanti motivi: innanzi tutto la famiglia era fantastica, i genitori, Richard e Antonella, erano giovani (all'epoca avevano 27 e 29 anni) quindi io li chiamavo host brothers più che host parents...da subito mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno lasciato molta libertà durante l'anno in quanto a orari, viaggi, week end fuori con gli amici etc. Il piccolo R.J, il bambino a cui ho fatto da tata, era molto piccolo quando sono arrivata (tre mesi), ma per fortuna gli sono subito piaciuta molto e, anche se è stato una vera sfida occuparmi di lui, nel corso dell'anno mi sono molto affezionata a lui. La nonna Maria, madre italiana di Antonella, è stata spesso un prezioso aiuto e mi ha fatto un po' da nonna, confortandomi nei momenti difficili da tata.  Un'altra mia grande fortuna è stata quello di vivere vicino a un'altra ragazza, au pair anche lei, che era lì già da qualche mese e quindi aveva già un giro di amicizie nel quale mi sono subito inserita...insieme a loro abbiamo fatto tanti viaggetti tra un week end e l'altro. Come ho detto sono stata tante volte a New York dove, oltre alle varie attrazioni, ho visto una partita degli Yankees e Il fantasma dell'Opera a Broadway; inoltre sono stata anche a Washington, Philadelphia (che è davvero meravigliosa e giovane), in Connecticut da degli amici brasiliani, e un po' a spasso per il New Jersey.

Ci sono stati momenti difficili durante il tuo anno alla pari ?
Certo ci sono stati momenti difficili: la cultura e la mentalità americane sono molto diverse da quella in cui sono cresciuta e chiaramente devi averne rispetto anche se certe cose non le condividi. Inoltre, nonostante avessi già fatto da baby sitter a dei bebè, passarci tutte le mie giornate mi ha fatto capire quanto impegno ci vuole e mi ha fatto crescere molto...spero di aver lasciato una buona impronta nel piccolo R.J (anche perchè i primi 3 anni della vita di un bambino sono i più formativi). Ci sono anche stati dei giorni difficili ma niente che non si potesse superare parlandone sempre con i genitori o la nonna del bambino oppure a casa, perchè ovviamente mi sono sempre tenuta in contatto con la mia famiglia e amici (le carte telefoniche costavano pochissimo e poi c'erano sempre le e mails). Non mi sono sentita sola spessp perchè loro hanno saputo farmi sentire parte della famiglia coinvolgendomi nelle loro attività.

Quali sono stati i principali benifici del tuo anno negli Stati Uniti ?
Dopo un anno ho imparato una lingua quasi alla perfezione, ora lavoro alla reception di un hotel e quindi ovviamente conoscere bene l'inglese mi ha aiutata molto, ma credo soprattutto che io sia maturata molto durante questo anno: sono diventata più tollerante, più paziente e più aperta verso il prossimo...se tornassi ad avere 19 anni sicuramente è un'esperienza che ripeterei...inoltre è stato un training valido per quando avrò un bambino tutto mio, cosa che spero di riuscire ad avere presto.

Vivere un anno negli Stati Uniti !

Diventando Au Pair, Elena ha realizza finalmente il suo sogno: vivere un anno negli Stati Uniti !

 “Ho avuto la fortuna di girare tutta la east cost, visto che la host family aveva parenti sia a new york che a washington; in tutti i viaggi mi hanno sempre portata e solitamente mi lasciavano anche molto tempo libero per visitare il posto in cui ci trovavamo: sono stati la perfetta host family!“

Elena
Provincia: Bergamo
USA: Topsfield, Massachussetts
Bambini Au Pair: 2 maschi, 2 e 4 anni 

Quali sono i tuoi ricordi del tuo anno alla pari ?
Ogni volta che penso alla mia esperienza negli USA mi viene la pelle d'oca... è stato davvero uno dei momenti più belli di tutta la mia vita! Oggi mi manca la mia famiglia americana, la casa, le strade, i parchi, l'oceano, la lingua ... insomma mi mancano un sacco di cose! In America ho trovato una seconda famiglia che mi ha amata e mi ama tutt'ora moltissimo; ho incontrato persone splendide che non hanno mai smesso di aiutarmi durane tutto l'anno ed ho visto posti che rimarranno per sempre impressi nella mia mente!

Come era la tua tipica giornata di Au Pair ?
Allora il mio anno è stato abbastanza movimentato, infatti il mio host dad ha cambiato lavoro, abbiamo traslocato e nei mesi estivi abbiamo abitato in un summer camp in new hampshire... quindi non è facilissimo fare un riassunto, troppissimi cambiamenti . Però se dovessi descriverti una giornata tipo era cosi: mattina con il piccolo tobey: una volta a settimana andavamo a musica, le altre volte potevo fare qualsiasi cosa volessi: musei, parchi, passeggiate, bicicletta, oppure anche solo gocare in giardino. Poi preparavo dei sandwich e andavamo insieme a prendere Nate a scuola e solitamente facevamo un pic nic nel parco o in spiaggia. Li portavo a casa e solitamente si addormentavano, cosi avevo un po' di tempo libero. Poi giocavamo un po' insieme, solitamente fuori, erano due bambini molto attivi e avevano bisogno di sfogarsi. rientravamo ci facevamo un po' di latte e cioccolato e guardavamo una mezz'oretta di cartoni animati, oppure un libro per farli calmare e rilassare. Poi bagno ed erano pronti per mamma e papà. Ho avuto la fortuna di girare tutta la east cost, visto che avevano parenti sia a new york che a washington; in tutti i viaggi mi hanno sempre portata e solitamente mi lasciavano anche molto tempo libero per vistare il posto in cui ci trovavamo: sono stati la perfeta host family!

Vorresti dire qualcosa alle nostre prossime Au Pair italiane ?
Penso che l'anno alla pari sia un'occasione unica che ti prmette di vivere e conoscere un'altra cultura e di diventare una persona più sicura, responsabile e aperta.

L'avventura di Sarah comincia adesso !

Diventando Au Pair, Sarah realizza finalmente una parte del suo sogno: "volare negli Stati Uniti" ! 

“ I miei tre host kids sono veramente favolosi, tre maschietti di 2, 4 e 6 anni, spesso e volentieri è difficile gestire la situazione tutti insieme, ma poi quando la sera ti dicono “Sarah we love you and you are the best Au Pair” dici a te stessa che stai facendo un buon lavoro.“

 

Sarah
Provincia: Terni
USA: Massachusetts
Bambini Au Pair: 3 maschi: 2, 4 e 6 anni 

Come mai hai deciso di scegliere il programma alla pari?
Sognare è una prerogativa di tutti gli esseri umani e il mio sogno è quello di poter essere una ricercatrice in antropologia. Proprio per questo lo scorso aprile mi sono laureata alla Magistrale in Antropologia culturale ed Etnologia. In attesa di un buon lavoro e per il mio anno sabatico ho deciso di partire per un anno negli Stati Uniti, le ragioni erano tante, migliorare il mio inglese, scoprire la cultura e la vita americana, crescere e maturare (lavorando con i bambini) e coronare il mio sogno di poter volare negli Stati Uniti. 

Potresti raccontarci i tuoi primi momenti con la tua famiglia ospitante?|
Ormai è quasi un mese che sono qui, ma già ho imparato moltissime cose e mi trovo benissimo con la mia Host Family. Ovviamente ci sono stati anche dei momenti difficili, dei momenti in cui mi è mancata la mia famiglia, la mia mamma, il mio papà e mio fratello e sorella, ma poi pensando che sto vivendo un’esperienza indimenticabile è passato tutto. I miei tre host kids sono veramente favolosi, tre maschietti di 2, 4 e 6 anni, spesso e volentieri è difficile gestire la situazione tutti insieme, ma poi quando la sera ti dicono “SARAH WE LOVE YOU AND YOU ARE THE BEST AUPAIR ” dici a te stessa che stai facendo un buon lavoro. Ovviamente non è tutto rose e fiori i bambini molto spesso cercano di mettermi alla prova facendomi dispetti, urlandomi contro e dicendomi “tu non mi piaci!”, ma è questione di attimi e quando riesci a capire come poter uscire dalla situazione di panico tutto torna alla normalità. Questo mi fa pensare al mio secondo host kid; pochi giorni fa eravamo in macchina e mi ha detto “Sarah, dovresti andare all’aeroporto…!” e io ho mi sono incuriosita e anche spaventata, così senza fargli capire il mio stato d’agitazione gli ho detto “perché dovrei andare all’aeroporto? Non ti piaccio? Vuoi cambiare ragazza alla pari? Vuoi che ritorno in Italia?” e lui con un tono di voce molto soave mi ha risposto: “no, semplicemente voglio che rimani qui per altri 50 anni, ecco perché devi andare all’aeroporto, devi chiedere il permesso per rimanere più tempo”. Credetemi, che quando ho sentito queste parole mi è quasi venuto da piangere perché mi ha fatto sentire una persona importante, una persona a cui lui tiene.

Anche un buon rapporto con gli host parents è importante perché vivere bene e sentirsi a proprio agio in una casa che non è la tua è di fondamentale importanza. Mi ricordo durante la procedura di selezione prima di partire che ho parlato con circa nove famiglie prima della mia attuale e non mi sono mai sentita a mio agio con loro quanto che con questa famiglia. Dalla prima intervista su skype ho detto: “loro devono essere la mia host family, mi piacciono e credo proprio che starò benissimo, e così è stato. Proprio ieri il mio host dad ha parlato con mia mamma e le ha detto che a lui piaccio molto che sono una persona in gamba e che gli piace come lavoro con i bambini, lo stesso la mia host mom, anche lei ha parlato con la mia mamma e le ha detto che le piaccio e che si trova molto bene con me!

Cosa hai pensato della tua prima settimana alla scuola di preparazione a Long Island?
Molto interessanti sono stati anche i primi giorni alla Training School, 4 giorni di preparazione per un anno perfetto, nella scuola ho conosciuto ragazze e ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, Colombia, Messico, Brasile, Australia, Germania, Francia, Romania, Austria, Svizzera un melting pot di culture che condividono una seconda lingua, l’inglese con accenti diversi. Che dire mi sono divertita molto! Spero che il mio anno continui sempre alla grande come è stato fino ad ora!"

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